PROPORTIO, PALAZZO FORTUNY
15 settembre 2015
Se c’è una cosa che fa bene, che aiuta a rimettere in moto le sinapsi e rigenerare i tessuti neurali è una mostra a Palazzo Fortuny a Venezia. Questa volta è successo con "Proportio” aperta fino al 22 novembre 2015, curata come le precedenti "Artempo" (2007), "In-finitum" (2009) e "Tra" (2011) da Axel Vervoordt e Daniela Ferretti. Bisogna, come ho fatto io, spegnere ogni contatto tecnologico con il mondo esterno, non fotografare con un smartphone, ma fotografare e imprimere nel proprio subconscio questa meraviglia, che si para di fronte ai nostri occhi. Già il luogo è magico, ovvero un palazzo veneziano, residenza di un artista di origine catalana, Mariano Fortuny ( 1871-1949), famoso in tutto il mondo per le sua attività innovative in campo tessile, che gli consentirono di sperimentare continuamente e trovare il giusto successo nell'epoca dell' "art noveau”. Ed è proprio per questo motivo che questo luogo è un laboratorio continuo di idee e di mostre dove la " sperimentazione” dei linguaggi la fa da padrona. "Proportio" è una mostra centrata su un argomento che in questo secolo molti si sono dimenticati, il sapere relativo alle proporzioni. Le nozioni estremamente avanzate e complesse sono legate ai principi della geometria sacra e, in particolar modo, della sezione aurea, confluite all’interno di esoteriche conoscenze spirituali e tradizioni religiose. Una mostra densa di significati e di dialoghi tra vari attori che cercano di rigenerare un interesse sulla conoscenza perduta delle proporzioni e della geometria sacra. Questa mostra è un’occasione, quasi epocale, di esplorare le proporzioni universali invitandoci a riflettere sulle interconnessioni che innervano il nostro universo. Artisti come: Marina Abramovic, Massimo Bartolini, Michael Borremans, Maurizio Donzelli, Luciano Fabro, Alberto Giacometti, Mario Merz, Bill Viola si confrontano e dialogano con reperti egiziani, una serie di tavole architettoniche di antichi maestri olandesi, un ritratto del Botticelli e una scultura del Canova, uno sgabello di Le Corbusier o un site specific di Anish Kapoor che si riflette nell’opera di  Alberto Giacometti. E questo è solo una parte di un percorso che inizia con una bellissima installazione, voluta e pensata da Axel Vervoordt e dall’architetto Tatsuro Miki in collaborazione con l’ingegnere Jorgen Hempel: ovvero dei padiglioni architettonici creati utilizzando materiali organici. Ogni padiglione è progettato secondo le "sacre” dimensioni, un villaggio dove perdere il senso delle proporzioni per acquistare una nuova consapevolezza del senso di vuoto e di pieno. Una mostra imperdibile per chi si pone ancor oggi delle domande sul valore dell’arte e in generale sul valore della ricerca di nuovi linguaggi, che non sono nient’altro che una riconnessione con un universo che non sappiamo più esplorare con la nostra mente, troppo obnubilata da questo atteggiamento bidimensionale e racchiusa in uno spazio ristretto come quello della schermo di uno smartphone.
Scritto da: Ikos Staff 
CONDIVIDI:
TAGS: art / events / installation
COMMENTI:
Lascia un Commento
Effettua la Login per scrivere un commento
Login
Non sei ancora un utente registrato?
ARTICOLI CORRELATI